Marocco bike tour PDF Stampa E-mail

Ottobre 2010

 Rombo dei motori, rumore d'inizio viaggio: l'aereo si stacca dalla pista, penso sempre a quanto sia grandioso ed incredibile il fatto che l'uomo sia riuscito a costruire un oggetto così grande e pesante capace di volare. E'...inimmaginabile!.. Destinazione Marrakech. Ci aspetta una settimana in bici attraverso i villaggi berberi delle montagne dell'Alto Atlante, la catena montuosa più imponente dell'Africa del Nord, fino ad arrivare alle prime dune del deserto. 

Ad una settimana dal rientro ricordi ed impressioni cominciano ad assestarsi e definirsi dopo un'iniziale sensazione  di incompiuto e di non raggiungibile, come se al viaggio fosse mancato qualcosa; forse perché abbiamo attraversato una terra con delle realtà così diverse dalle nostre e così dure per noi che si fatica ad accettare e l'istinto è quello di cercare una spiegazione, trovare un senso o una soluzione, definire il giusto e l'ingiusto del mondo. Impossibile. 

Cominciamo a pedalare il giorno in cui un' eccezionale perturbazione sta abbandonando le montagne. L'acqua caduta  nei giorni precedenti rende la progressione in bici davvero lenta e difficile. Entriamo in un canion di roccia rossa seguendo il corso di un fiume di fango che guadiamo più volte. In alcuni momenti la corrente è talmente forte che rischia di farci cadere; In altri tratti il fango argilloso si incolla nelle ruote, appesantisce le bici, si cementifica nei cambi fino al punto di romperne qualcuno e le ruote non girano più Siamo costretti a fermarci dopo meno di 10 Km. Il giorno dopo il clima asciutto ed il sole compattano il fango e il percorso si fa più scorrevole.

I primi incontri non tardano ad presentarsi. In queste gole piccole comunità abitano le  grotte scavate nelle pareti dei canion oppure i villaggi costruiti in argilla dove non arriva né acqua corrente, né elettricità. I bambini ci vengono incontro. Con entusiasmo, o tristezza? Mal vestiti e scalzi corrono nel fango tendendo le mani dipinte con l'hennè in attesa di ricevere qualcosa...Sguardi disarmanti per chi arriva da lontano portando con sé “tecnologia modernità e progresso” e si immerge in una realtà che sembra essere rimasta immobile nel tempo... ferma centinaia di anni indietro, così lontana dalla realtà che conosciamo dove tutto sembra indispensabile. Sembra proprio di fare un viaggio con la macchina del tempo eppure la nostra macchina del tempo è semplicemente un aereo che vola per poche ore. Ma quelle manine tese chiedono perché hanno realmente bisogno o perché spinte dalla curiosità e dalla novità...che infondo muovono allo stesso modo tutti i bambini del mondo? Forse sono solo attratti dalla novità, eppure non c'è fango che renda l'andare avanti più duro del lasciarsi alle spalle gli occhi di quei piccoli. Questa scena si ripeterà innumerevoli volte. Vorremmo fotografare tutto , da turisti curiosi: i visi, le donne che fanno il bucato al fiume o lavorano i campi gli uomini che si spostano ancora con gli asini. Scatto qualche foto, ma la sensazione è sempre quella di rubare qualcosa. Andiamo avanti...con tante domande sulla varietà e sul confronto tra le diverse culture ognuna delle quali porta la testimonianza di come i popoli si siano adattai alle condizioni territorio, di come abbiano sfruttato quanto è loro offerto dall'ambiente, di come ritmi e tempi siano scanditi dalle condizioni ambientali. Speriamo di rientrare a casa e portare indietro  dopo questo viaggio le molte domande non dimenticando mai quello che abbiamo visto neanche quando saremo trascinati dal vortice delle nostre routine perché intorno al nostro “mondo” ce ne sono tanti altri, differenti,  che ancora possiamo  conoscere e che sicuramente ci aiutano ad avere maggior consapevolezza delle nostra condizione ed una maggiore sensibilità nei confronti della ricchezza della Terra.

Il viaggio prosegue.....

In un susseguirsi continuo di paesaggi diversi abbiamo visto cime innevate,  altopiani fangosi, i profili rossi delle montagne in contrasto con l'azzurro del cielo, il nero brillante ed accecante del basalto dove il riverbero del sole sembra metta in movimento la superficie di roccia,  profondi canion, valli, forre, notti stellate, visi, fiumi ed oasi, tramonti con sfumature di incantevoli colori,  villaggi di argilla  mimetizzati nelle montagne, deserti di roccia e di sabbia. Al ritmo di ogni pedalata abbiamo goduto di ogni nuovo paesaggio così come solo la bicicletta consente di fare immergendosi e addentrandosi nei luoghi quasi entrando a farne parte, guadagnandoli con la fatica finché non si aprono ed avvolgono il viaggiatore nel suo percorso. Dal punto di vista “tecnico” l'esperienza più singolare è stata la pedalata nel deserto. Abbandonate le montagne 90 km in pianura desertica ci separano dalle prime dune.  Nonostante l'assenza di dislivello, il fondo del deserto è molto impegnativo...Vi si alternano pietraie, in cui occorre pedalare con fermezza e fare i conti con l'equilibrio, e fasce sabbiose in cui bisogna pedalare con la massima agilità per non affondare nella sabbia. Ritmi differenti e caldo secco, cocente, rendono il percorso faticoso.

Intorno a noi tutto è piatto per chilometri, chilometri e... chilometri;  siamo circondati solo da orizzonti: qui si potrebbe pedalare in qualunque direzione senza capire dove ci si dirige. Nessun riferimento ci aiuta a capire come orientarci in questo spazio infinito. Incontriamo al buio le prime dune del deserto del Sahara. Esausti abbandoniamo le biciclette e corriamo sulla sabbia finissima. Una polvere sottile quasi impercettibile al tatto. Un'emozione forte che viviamo tutti insieme con lo stesso entusiasmo per la scoperta di un contesto inimmaginabile ed inatteso. Innumerevole dune si susseguono in questo enorme deserto dove lo spazio si ripete sempre uguale a  sé stesso in quel sali e scendi di sabbia immobile, che a volte si solleva in tempeste per ricadere in uno posto ancora uguale...Immagini l'infinità dello spazio.

Un viaggio è ben riuscito quando mi lascia qualcosa dentro di talmente forte, indelebile, da renderlo senza rientro, sempre vivo e senza fine,  mi fa sentire a casa in tanti angoli del mondo e non in un solo posto.

E' questo che cerco , mi da soddisfazione  e mi fa rientrare felice senza sentire nostalgia. Vedere le meraviglie del nostro pianeta e fare esperienze che facciano  riflettere.  Se manca questo..un  viaggio ha la sua fine e viene conservato solo come un  ricordo. Per fortuna anche il Marocco è stato un viaggio 'senza rientro'  e non verrà conservato solo come un ricordo!

Alessandra Ibba

 MAROCCO BIKE TOUR...By Alessandra

 
 


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